In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini ha tratteggiato le linee fondamentali dell’azione del CSM nel corso della prima fase della consiliatura.
Naturalmente molti e impegnativi i temi affrontati, dal rapporto tra magistratura e politica definito nella risoluzione approvata dal plenum poco più di un anno fa ai “diritti costituzionali dei soggetti fragili” quali minori, migranti, infermi di mente; dal nuovo profilo del giudice “votato alla specializzazione, aperto a saperi diversi, propenso al dialogo con la scienza, con l’economia e con le istituzioni cui è attribuita la regolazione di settori sensibili” alla massiccia e concentrata opera di ricambio dei vertici degli uffici giudiziari italiani.
Ma, forse, l’elemento di maggiore novità è rappresentato dal nuovo di intendere “le sfere di autonomia costituzionalmente attribuite al CSM”. L’organo di autogoverno della Magistratura, secondo Legnini, deve in primo luogo “perseguire gli obiettivi di efficienza e buon andamento dell’ordine giudiziario”. Per questa ragione è necessario che si affermi una nuova “cultura dell’organizzazione degli uffici giudiziari”. Così entrano in campo strumenti finora poco conosciuti in ambito giudiziario quali i manuali delle buone prassi, le linee guida, i programmi di gestione, le tabelle di organizzazione. Come ha sostenuto Legnini si fa strada una prospettiva “che un tempo poteva definirsi a dir poco ancillare, se non proprio negletta e che, oggi, invece informa di sé tutta l’attività del CSM e ciascuna delle funzioni esercitate ai sensi dell’art. 105 della Costituzione”. Una prospettiva che testimonia un profondo e incisivo processo di rinnovamento che, forse, per la prima volta trova udienza in un contesto autorevole come l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte Suprema di Cassazione.
Intervento del Vice Presidente del CSM, all’Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2017
Signor Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e Signori
(…)
E’ lo sviluppo di un’azione aperta e dinamica, già delineata, peraltro, da alcuni studi quali quelli dei professori Pizzorusso e Silvestri, indirizzata a perseguire gli obiettivi di efficienza e buon andamento dell’ordine giudiziario. Una via, del resto, che sembrava emergere già dalla relazione della Commissione Paladin, risalente al 1991, laddove, tra l’altro, si affermava che “l’esistenza di un organo quale il CSM non avrebbe senso, se i provvedimenti ad esso spettanti fossero tutti vincolati alla necessaria e meccanica approvazione di previe norme di legge”.
Procedendo lungo questo percorso diverso e nuovo rispetto a quello tradizionale, il Consiglio prova dunque a rafforzare il proprio ruolo di attore fondamentale per rinsaldare la legittimazione dell’intero ordine giudiziario. La nuova sensibilità circa la cultura dell’organizzazione degli uffici giudiziari, interpretando nella sua pienezza quanto disposto dall’art. 110 della Costituzione, ne costituisce un esempio. Una prospettiva, questa, che un tempo poteva definirsi a dir poco ancillare, se non proprio negletta e che, oggi, invece informa di sé tutta l’attività del CSM e ciascuna delle funzioni esercitate ai sensi dell’art. 105 della Costituzione.
Non sarebbe stato possibile tradurre tale interpretazione del ruolo del Consiglio nei molteplici atti approvati ed in itinere, senza la guida autorevole e colta che Ella, Signor Presidente, non ha mai fatto mancare e per la quale Le esprimiamo sentita gratitudine.
5. Un ulteriore frutto dell’illustrato concetto di autonomia in senso aperto e dinamico si scorge nella risoluzione sul rapporto tra magistratura e politica, approvata dal plenum poco più di un anno fa; essa si è rivelata una vera e propria anticipazione del documento del Gruppo di stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, pubblicato nei giorni scorsi.
Mi riferisco, inoltre, alla costante attenzione al grande obiettivo dell’efficienza del processo civile su cui il Ministro della Giustizia ha molto insistito, con importanti risultati che iniziano a manifestarsi con chiarezza.
In definitiva, emerge la propensione a delineare un giudice votato alla specializzazione, aperto a saperi diversi, propenso al dialogo con la scienza, con l’economia e con le istituzioni cui è attribuita la regolazione di settori sensibili. Proprio con le autorità indipendenti è intenzione del Consiglio Superiore intensificare un fattivo e serrato rapporto di confronto e collaborazione. E’ questo uno degli orizzonti decisivi dei complessi rapporti tra economia e diritto che chiamano in causa l’esigenza di costante aggiornamento della magistratura ordinaria. Nell’ottica di sviluppare questo ambizioso disegno desidero ringraziare il Professor Silvestri e tutto il Comitato della Scuola Superiore della Magistratura, con la quale è in corso uno sforzo sinergico per sviluppare innovativi obiettivi di formazione.
7. Il compito affidatoci dal legislatore del 2014, quello di procedere ad una massiccia e concentrata opera di ricambio dei vertici degli uffici giudiziari italiani, è stato per larga parte assolto e sarà completato nell’anno appena iniziato. Una sfida vinta con risolutivo impegno e risoltasi nella nomina di ben 539 dirigenti giudiziari. Infatti, a ieri, sono stati conferiti, nel corso di poco più di un biennio, 55 incarichi per questa Suprema Corte di Cassazione, pari all’86% delle posizioni apicali, e 153 per le Corti d’Appello, costituenti il 73% dei posti direttivi e semidirettivi. Per gli uffici di Primo grado, sono stati assegnati ben 328 incarichi di vertice, con una percentuale di ricambio che, tra requirente e giudicante, oscilla intorno al 42%. Il numero di donne è notevolmente cresciuto rispetto al dato di partenza.
9. Lo stato dell’amministrazione della giustizia in Italia suggerisce che la strada intrapresa si sta rivelando giusta – e i risultati di recente illustrati dal Ministro Orlando in Parlamento ne costituiscono la riprova – soprattutto riguardo alla tendenza, ormai consolidata nel settore civile, a contrarre i tempi di definizione delle controversie; un risultato dovuto anche all’introduzione della tecnologia digitale. Ed è nota di merito che, dopo vent’anni, si sia proceduto a nuove assunzioni di personale amministrativo; un impegno che è necessario proseguire unitamente ad una più rapida copertura dei vuoti di organico in magistratura. Mi auguro, inoltre, che questo Parlamento possa individuare le priorità per provvedere all’approvazione delle riforme organiche del processo penale, del processo civile, del diritto di risoluzione delle crisi di impresa; l’avanzata fase di esame di tali provvedimenti legislativi impone di non frustrare un’attesa che dura da troppi anni.
Signor Presidente, nei giorni scorsi, proprio mentre riflettevo sulle considerazioni da svolgere nella giornata odierna, le Regioni del Centro Italia vivevano la fase più acuta e drammatica di una sequenza di catastrofi naturali senza precedenti. Il mio pensiero era costantemente rivolto alla tragedia delle vite spezzate e al dramma che ha colpito decine di migliaia di cittadini. Avvertivo il rischio crudele della distanza tra ciò di cui quotidianamente si occupa il Consiglio Superiore e la sofferenza di così tante persone.
Occorre dunque non smarrire la consapevolezza che – per dirla con le parole utilizzate dal Consiglio d’Europa – i giudici, parte integrante della società che servono, non possono esercitare con effettività l’amministrazione della giustizia senza poter contare sulla fiducia dei cittadini.
L’inefficienza e i tempi lunghi del rendere giustizia possono, purtroppo, produrre conseguenze inaccettabili. In mancanza di processi tempestivi, l’ipotesi dell’accusa penale, spesso, rimane troppo a lungo l’unica verità sul campo. E ciò produce un danno al cittadino indagato, alle stesse vittime e alla fiducia collettiva in una giustizia eguale per tutti.
La grande scommessa, e non da oggi, è dunque quella dei tempi del processo poiché una giustizia che arriva troppo tardi è ingiusta per definizione. Nel rapporto tra tempo e processo, dunque, si situa una grande battaglia di civiltà la cui posta in palio sono i diritti fondamentali e la credibilità del giudice.
E’ in questa ricerca costante della piena legittimazione per l’ordine giudiziario che devono orientarsi gli sforzi di ciascuno degli attori della giurisdizione e, certamente, del Consiglio Superiore della Magistratura. Ed è imprescindibile impegnare ogni energia per conseguire tale alto obiettivo perché non potremmo dirci soddisfatti, come affermò Martin Luther King “finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente”.
Grazie per la vostra attenzione e buon anno giudiziario a tutti.